Vedovanza finita [dal muro]
Bertrand Russel   
 

Buongiorno.
Ieri aveva il diritto ed il dovere di dare il massimo per batterci; aggiungo che, forse, aveva il diritto ed il dovere di provarci con rabbia superiore a quella che ci mette quando l'Atalanta gioca con altre squadre, perché ha il dente avvelenato, e non è l'unico ad aver sperimentato l'atteggiamento padronale di EP.
Però, ieri, non aveva il diritto di fare quelle rozze piazzate, prima in campo e poi in sala stampa.
Caro mio, se, oltre a saper insegnare la diagonale, sei davvero un uomo di sport, devi essere decente, tanto nella sconfitta quanto nella vittoria. Devi esserlo sempre, contro qualsiasi avversario, ma a maggior ragione devi esserlo quando contro di te, sul campo e sugli spalti, trovi le passioni ed i sentimenti di chi dici di amare.
Lui ieri, ripetendo un copione stantio che si trascina da troppo tempo, è stato indecente nella sconfitta (dopo il rigore) e lo è stato nella vittoria (dopo il fischio finale).
Per anni ho provato a pensare che certe sue intemperanze potessero essere ricondotte, con una certa benevolenza, al "carattere", come ormai siamo tristemente abituati a fare quando cerchiamo di assolvere le cafonate dei politici che si sono cari.
Ma ora, dopo ieri, sono giunto alla conclusione che il credito gli ho dato in passato è stato mal riposto: è solo un bravissimo ineducato ex allenatore del Genoa.
Chi offende gratuitamente tutti i tifosi del Genoa non è un genoano. Può autodefinirsi tale nel privato, o, quando gli conviene, di fronte a qualche giornalista locale; ma, visto che le migliaia di appassionati genoani non mangiano il pesce con lui (astenersi, prego, autorevoli insider cantori "ma voi non lo conoscete davvero"), la misura della sua genoanità non può che esser data dal suo comportamento in pubblico.
Poiché lui, in pubblico, quando trova il Genoa sulla propria strada è sempre più offensivo, sguaiato ed intemperante contro di noi, per me lui non ha più il diritto di definirsi genoano.