UNA STORIA ASSURDA [dal muro]
Giannino   
 

La storia di Preziosi al Genoa, quella in cui solo la plusvalenza ha un senso e tutto il resto è un fastidio, un impiccio, un inutile orpello.
Il fallimento di un uomo che ha perso anche il minimo senso del dovere sportivo.
Il fallimento di una politica nella quale l'unico aspetto formidabile è stato la maniera in cui è riuscito nell'impresa di rendere concreto l'incredibile.
Una gestione facilitata dal consenso di una moltitudine di tifosi usufruendo di convincimenti storici e moderni.
Non si può criticare la società perché dovremmo ricordare il passato.
Non si può criticare la società perché il tifoso vero supporta e basta.
Perché avevamo visto tutti di peggio, anche di gran lunga.
Il bene effimero del mantenimento della categoria aveva il sopravvento su tutto. Perfino sulle lecite aspettative della gente.
Le plusvalenze che a decine di milioni erano effettuate ogni anno venivano definite "efficienza di gestione". Efficienza che però non si vedeva nei bilanci, da sempre in sofferenza.
E tanto meno nel risultato sportivo ormai diventato un dettaglio.
Creando di fatto una nuova figura del tifoso, quello precario, precario nell'amore, nei sentimenti, nell'orgoglio, nella passione.
L'apripista di una politica societaria che ha scalato tutte le classifiche, quelle economiche, quelle del minor tempo di permanenza dei calciatori, del maggior numero di giocatori movimentati.
Tranne quella sportiva che ci vede da tempo galleggiare nelle ultime posizioni.
La plusvalenza in sé non è il vero problema. Il problema è il come la si porta a termine.
Una valorizzazione che non è mai più avvenuta attraverso un gioco di squadra. Motivo per il quale si è passati dal "piccolo Barcellona" alla squadra che gioca il peggior calcio d'Italia. E i risultati ne sono la triste conseguenza.
Una politica societaria incentrata più sulla ricerca morbosa di un colpevole, più o meno inventato o immaginario, piuttosto che sull'inversione del processo che è la causa dei nostri mali.
Una storia così assurda che il lieto fine non potrà essere solo un'eventuale insperata salvezza al fotofinish. Continuando su questa falsa riga, equivarrebbe a procrastinare la nostra sofferenza.
Il lieto fine non potrà che essere la sua definitiva uscita dal Genoa.
In attesa che qualcuno, oltre all'inevitabile business, abbia almeno voglia di provare a difendere i nostri sogni e le nostre speranze dall'odio e dal disprezzo dimostrato da quest'uomo.
Forza Genoa.