Alfredo Biondi [dal muro]
Antonio Buelli   
 

Ho conosciuto Alfredo Biondi all'Estoril, ad una festa del Genoa. Era il 6 gennaio 2002.
Avevamo appena assunto Reja che si era disfatto immediatamente di Ruotolo: “Dovete un po' cambiare, voi genoani, sono finiti i tempi di Gennarino, non potete sempre restare legati al passato!”, mi disse l'allenatore, suscitando le mie perplessità.
Io e Biondi ci guardammo in faccia.
Era intervenuto alla festa con il tipico sorriso e quell'entusiasmo del genoano vero, nonostante le brutture di quell'anno e del periodo in generale. Ricordo che quel 6 gennaio avevamo pareggiato in casa con la Reggina, pregustando a lungo la vittoria. Eravamo delusi. Il gol di Nicola era stato vanificato da uno svarione del giovane Iorio, appena subentrato dalla panchina, a pochissimo dalla fine.
Cominciammo a parlare. “Dalla vita ho avuto tanto” mi disse. “Una bella famiglia. Soddisfazioni professionali che mi hanno portato anche una certa agiatezza, devo dire con sincerità. Sono arrivato a fare il Vicepresidente della Camera. Non ho ancora tanto da chiedere per il tempo che presumibilmente mi resta da vivere, se non di provare qualche soddisfazione con il Genoa”.
Qualcuno lo ha messo in discussione per la gestione del caso Genoa-Venezia.
Io lo ricordo per tante battaglie vinte. Quella per Silvano Martina, allorché un PM, presumibilmente con la sciarpa viola al collo, pretendeva di sostenere l'accusa di lesioni volontarie per uno scontro di gioco per cui, i giuristi lo sanno, vige in realtà la scriminante dovuta all'alto valore sociale dello sport e del sano agonismo. Ma il clima era ostile e si temeva per quel processo, da cui uscì vincitore.
Il vero capolavoro lo fece qualche anno dopo, nel 1983.
Chi non ricorda il gol del 3-2 segnato da Bagni a Marassi a cinque minuti dalla fine, con i suoi compagni di squadra che rimasero sostanzialmente “insensibili” all'evento? Chi non ricorda qualche scivolosa dichiarazione piccata dell'allora Direttore Sportivo rossoblu? “Qualcuno non ha capito nulla”.
Il clima divenne assai pesante, cominciarono gli interrogatori in Procura che aveva assegnato le indagini al Dottor Fucigna.
Prisco difendeva l'Inter e mostrava simpatia per il Genoa, ricordando al Processo del Lunedì un suo commilitone in trincea che gli parlava sempre dei rossoblu.
Biondi si batté come un leone cercando di spostare il processo da Genova. A posteriori mi posso immaginare qualche suo comprensibile timore.
In realtà, come tutti sappiamo, nonostante i nuvoloni neri che sembravano profilarsi, si arrivò all'archiviazione.
Appare dunque doveroso rendere i giusti onori a chi si è speso per il Genoa per puro amore, certamente senza che avesse bisogno di pubblicità alcuna.
Requiescat in pace.
Antonio Buelli